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Poema della forza, l’Iliade secondo Simone Weil

L’uomo terreno, tra sopraffazione e pietas

lectio di Massimo Cacciari, filosofo

«Il vero eroe, il vero soggetto, il vero centro dell’Iliade è la forza. La forza che è usata dagli uomini, la forza davanti alla quale la carne degli uomini si ritrae.»
La filosofa Simone Weil offre una visione precisa del poema omerico, attualizzandolo e anticipando con la consueta lucidità i venti di cambiamento che stavano soffiando sull’Europa.
In esso, secondo la sua prospettiva, non ci sono da leggere gesta eroiche o avventurose incursioni divine, ma piuttosto il dispiegarsi tragico di violenza e volontà di sopraffazione che, peraltro, hanno il loro contraltare nel disvelamento della
pietas.
L’uomo, nella sua carnalità e nella sua lontananza rispetto agli dei, rimane in una dimensione terrena e finita.

 

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Studenti e studentesse del Liceo Classico Umberto I di Palermo hanno ascoltato la lezione di Ivano Dionigi, queste le loro considerazioni.

#1 di Elena di Pietra, Margherita Iudicello, Ginevra Ruvituso e Giulia Staiano, III A
Quest’anno, la nostra classe, la III A del Liceo Classico Umberto I di Palermo, ha avuto il privilegio di partecipare al Festival del Classico, organizzato dal filologo Luciano Canfora e dal linguista Ugo Cardinale. Nonostante la pandemia abbia stravolto radicalmente la nostra quotidianità, è stato possibile partecipare agli incontri online, grazie all’utilizzo dei mezzi moderni, che ci permettono di restare comunque in contatto, travalicando le barriere imposte da questa contingenza.
Tra gli incontri a cui abbiamo partecipato, riteniamo che il più affascinante e interessante sia stato “Poema della forza, l’Iliade secondo Simone Weil” di Massimo Cacciari. Partendo dal punto di vista di Simone Weil, filosofa ebrea del Novecento, la quale definisce l’Iliade “il poema della forza bruta, βία”, in cui l’eroe è monolitico e meno sfaccettato, Cacciari apre nuovi orizzonti, consentendoci di cogliere una certa poliedricità dell’eroe e della sua umanità. Il filosofo definisce l’Iliade un poema che si incentra sulla guerra, tuttavia individua delle pause all’interno del codice eroico della forza e della violenza: nell’eroe, infatti, convivono sia il carattere selvaggio che la tenerezza, come accade, ad esempio, nella scena in cui Ettore si accinge a salutare la moglie Andromaca e il figlio Astianatte, o, quando assistiamo alla disperazione di Achille, a seguito della morte del caro amico Patroclo.  Ettore e Achille esprimono quella poliedricità tipica della tragedia di epoca successiva e mettono fine al combattimento scambiandosi dei doni; inoltre, pur essendo gli eroi più selvaggi, anche loro piangono.
Cacciari presenta la guerra di Troia come una guerra civile: difatti, Greci e Troiani appartengono alla stessa cultura ed esprimono nella stessa lingua gli stessi valori (può anche essere considerata una guerra fratricida). Lo storico Tucidide sottolinea che, nei poemi omerici, non compare mai la parola “barbaro”, che comparirà, successivamente, solo con Erodoto per indicare una cultura ed un popolo avvertiti come “diversi “dai Greci.
Per quanto concerne il nostro pensiero, quest’incontro ci ha consentito di riscontrare quella versatilità dell’Iliade che non sempre, o meglio, quasi mai, viene sottolineata. Lo stesso Achille, noto per la sua iracondia nei confronti del mondo esterno, nutre, simultaneamente, un amore talmente smisurato per l’amico Patroclo, tale da generare in lui lacrime amare, e mostra, di conseguenza, il suo lato sensibile.
Particolarmente coinvolgente è stato il paragone tra la monarchia riflessa da Agamennone e quella riflessa da Priamo: la prima, rappresenta un momento di crisi, successivo all’invasione dorica: infatti, all’interno del campo greco, sono presenti dei conflitti interni e Agamennone viene contestato, nonostante il suo apparente primato (in realtà, è un primus inter pares); la seconda, al contrario, è il riflesso di una monarchia solida.
Priamo è il wanax vero e proprio e, al contempo, Troia è lo specchio di un effettivo regno miceneo. La spiegazione del filosofo Cacciari è stata tanto completa quanto intrigante, dal momento che è riuscita ad ampliare, in maniera notevole, le nozioni riguardante il poema, già apprese durante il nostro percorso scolastico.
Sicuramente, per riuscire a cogliere la vera essenza della sua argomentazione, bisogna essere muniti di conoscenze di base solide ma, nonostante ciò, Cacciari è stato molto esemplificativo e le sue parole, semplici ma efficaci, hanno contribuito ad arricchire e potenziare il nostro bagaglio culturale.

#2 di Miriam Siragusa e Francesca Palazzolo, III A
L’incontro del festival del classico con Massimo Cacciari ha parlato dell’Iliade vista dalla prospettiva di Simon Weill. Gli elementi di discussione del professore sono stati molti, di cui il primo è stato la lingua: infatti, ha parlato della comunicazione tra i troiani e gli achei, i protagonisti dei due poemi, sottolineando che ,in realtà, a parte la differente provenienza, greci e troiani non erano di culture diverse come si evince dalla presenza di un culto di Ettore, eroe troiano per eccellenza, proprio a Tebe e dall’etimologia del nome Agamennone.
Il professore, parlando poi, in particolare, di Troia, descrive Elena come una figura quasi divina, di cui tutti hanno quasi paura: una tale concezione a noi studenti potrebbe non tornare, perché la vediamo di più come protetta dal valore dell’ospitalità presso i troiani e dal patto che fecero gli Achei prima che essa venisse data in sposa a Menelao.
Questa visione di Elena quasi divinizzata in quanto discendente di Zeus è molto interessante e curiosa. Su Troia Cacciari si è molto soffermato, parlando soprattutto del suo epiteto “Sacra”, parola che è il timbro generale dell’Iliade, anche non solo in riferimento a Troia. Essere sacra vuol dire essere votata alla morte; parlando di Troia mette in luce aspetti che, spesso, nella didattica scolastica non consideriamo perché ci adattiamo a vedere gli Achei come i buoni, anche nel contesto della guerra, perché li vediamo cercare di recuperare Elena per rispetto di Menelao, ma Cacciari spiega che non è così , perché i troiani sanno che, perdendo, perderanno tutto quanto, perché giocare in casa è sì un vantaggio, ma anche un grosso rischio in caso di sconfitta, perché si perde ogni bene. Cacciari ha parlato delle differenze tra Achei e Troiani, soprattutto delle differenze nella loro maniera di rispettare i capi: infatti, come dice Cacciari, mentre a Troia Priamo è autorità indiscussa, nel campo Acheo Agamennone viene spesso contestato. Da qui il professore si è collegato alla situazione sull’Olimpo, che è uno specchio della situazione ad Illio, ma un po’ più quieta, poiché gli dei non possono combattere concretamente ma lo fanno attraverso gli uomini, che sono veri e propri burattini nelle loro mani, perché, come ha calcato più volte Cacciari, gli immortali non amano gli uomini, anzi.
Un altro elemento su cui magari spesso non si approfondisce è la morte: persino lo stesso Achille si dispiace di essere morto nell’Odissea, perché gli eroi ci tengono alla cura del loro corpo, ci tengono che esso sia preservato, questo amore della forma del corpo è stato definito psiche’, ed è un aspetto così forte che Achille riesce ad apparire bello persino a Priamo dopo aver scempiato il corpo del figlio. Altro elemento messo in mostra, e di cui spesso non teniamo conto, è quello per cui l’Iliade è un poema guerresco, ma vi è anche molta dolcezza che dimostra come guerra e dolcezza abbiano un equilibrio, non soltanto come legge cosmica. Quando capita che si metta in luce questo lato dell’Iliade lo si fa con la famosa scena di Astianatte e Ettore, ma Cacciari di nuovo è stato capace di mettere in mostra un elemento che a noi studenti può sembrare surreale: anche Achille è capace di amare, basti pensare a Briseide, per cui afferma di nutrire affetto nonostante sia preda di guerra. Cacciari ha messo in mostra momenti di umanità che spesso la guerra nel poema maschera. La lezione è stata particolarmente improntata sulle parole, si è parlato del significato di esse per spiegare ciò che succede nel poema, come erano viste, facendo una sorta di spiegazione al contrario: non si è partiti dalla storia per spiegare alcune parole, ma si è partiti dalle parole per spiegare la storia, questo ha reso più chiaro ciò che spesso si dice in classe ossia che le parole nel contesto del poema hanno sempre un senso doppio, se non triplo, e lo ha reso più chiaro perché lo ha dimostrato. Cacciari ha, infatti, definito l’Iliade, in linea con tutta la sua lezione, il poema della forma, e non della forza, una cosa che sentita così dagli studenti, senza questa lezione, potrebbe sembrare un po’ assurda. Il professore è stato capace di mettere in luce alcuni elementi del poema che, spesso, non vengono considerati nella dovuta maniera, mostrando, così, tutti le sfaccettature che hanno reso questo capolavoro immortale. Inoltre il professore è stato molto espressivo perché con una singola parola, soprattutto con le parole greche, con il tono di voce, riusciva a far passare il significato della parola stessa, rendendo tutto diretto e curioso: proprio questo suo tono dimostrava la sua conoscenza ma, soprattutto, la sua passione per ciò di cui parlava, che è stata trasmessa in ogni momento del video. Ciò ha reso l’incontro indimenticabile, per questo è quello che abbiamo più apprezzato.