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Pacique imponere morem: Enea lo straniero

«Da genti diverse hai fatto un’unica patria»

lectio di Giulio Guidorizzi, grecista

I Romani scelsero come loro eroe fondatore uno straniero. Enea fugge dalle rovine di una città in fiamme portando con sé un vecchio e un bambino; ci sono emigranti che partono mettendosi in tasca un pugno della loro terra natale: Enea partì portandosi dietro i Penati, che rappresentano la memoria della sua gente. Non sa dove andrà, ma sa che da qualche parte c’è una terra che lo aspetta. Così i suoi discendenti fondarono Roma. Mille anni dopo Romolo, un altro straniero, che nel frattempo era diventato imperatore, celebrò le feste per il millennio della città: si chiamava Filippo l’Arabo ed era nato in Mesopotamia.
Il senso storico della civiltà romana lo esprime un poeta della tarda antichità, Rutilio Namaziano: «da genti diverse hai fatto un’unica patria». Potrebbe, anzi dovrebbe, essere il motto dell’Europa.
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Studenti e studentesse del Liceo Classico Francesco Vivona di Roma hanno ascoltato la lezione di Giulio Guidorizzi, queste le loro considerazioni.

#1 di Luna Cecinini, 3^ h
Il grecista Giulio Guidorizzi, l’1 dicembre 2020 alle ore 18, ha tenuto una conferenza incentrata sulla nascita di Roma, come comunità che ha origine da “genti diverse”, sul viaggio di Enea, e sull’importanza delle tradizioni, della memoria del passato, della nascita del concetto di mos maiorum.
Tutto cominciò quella fatidica notte in cui la città di troia venne espugnata e data alle fiamme dai soldati greci. Sotto questo clima dominato dal terrore, un giovane Enea fugge portando con sé il padre, il figlio e la moglie (che purtroppo muore durante la fuga). Come ci fa notare il professore Guidorizzi, è alquanto bizzarro e per niente tradizionale il comportamento di Enea, che decide di darsi alla fuga invece di rimanere a combattere, fino alla morte se necessario, per difendere la propria città. Questo modo di agire, apparentemente tipico di un uomo vile ed irresponsabile, è motivato da scelte profonde del giovane, che ha come obiettivo la salvezza collettiva di un popolo che era quello troiano. Perciò fugge con il padre, ormai anziano e il figlio, appena un bambino, e, imbarcatosi su una nave, compie un viaggio che funge da passaggio dal mondo greco a quello latino. Tre generazioni partono alla ricerca di una nuova patria, senza disperazione, ma con la speranza di ricominciare daccapo e scrivere una nuova storia.
Di qui Guidorizzi comincia un parallelismo tra il viaggio del noto Ulisse e quello di Enea. A mio avviso è stato molto interessante la riflessione condotta dal professore e il confronto tra due protagonisti che hanno tanto in comune, ma che sono anche così diversi l’uno dall’altro. Un confronto che accosta il mondo greco a quello latino, la scrittura di Omero a quella di Virgilio. Un uomo come Ulisse, che compie un viaggio fantastico verso l’ignoto, desideroso di tornare in patria, e al contrario Enea, che non ha più una patria e viaggia come profugo verso nuove terre. Un viaggio di solitudine contrapposto a un viaggio collettivo. Molto commovente è anche il tema della collettività, del viaggio in gruppo, che porta a prendere decisioni che salvino e siano a beneficio, non di uno ma di tutta una comunità. Virgilio, conferisce al suo personaggio caratteristiche tipiche della personalità romana, tra le quali l’importanza della patria e inoltre la conservazione delle tradizioni. In merito a questo il professore ci fa notare come Enea non esiti a portare con se il padre, che lo prega di abbandonarlo al suo destino, legato a quello della città di Troia, e suo figlio, seppure molto piccolo. Il bambino rappresenta il futuro di un popolo, perciò è indispensabile per la missione di Enea, mentre il vecchio padre è la testimonianza vivente del passato di Troia. Anchise (così si chiama il padre di Enea) dignitosamente decide che per lui è il momento di uscire di scena, ma qualcosa dentro Enea dice che non sarebbe giusto cominciare una nuova storia abbandonando i vecchi al proprio destino. Anchise rappresenta la memoria della gente troiana e Enea fa il bellissimo gesto di caricarselo sulle spalle. Bellissima la frase con cui si rivolge al vecchio anziano: “abbiamo ancora tante imprese da vivere insieme”. Quello che Enea vuol far intendere al padre è che “non si è mai troppo vecchi per fissare un nuovo obiettivo o per sognare un nuovo sogno” ed è un pensiero che condivido pienamente. Senza la memoria del passato non può esserci un futuro, senza memoria del passato il popolo non ha né identità né una cultura. Se Anchise muore, Troia muore con lui!
La descrizione della personalità di Enea, come eroe che non ricerca l’individualismo, bensì il benessere collettivo mi ha colpito molto. Come ha detto Guidorizzi un eroe che non sfida il
destino, ma lascia che sia il tempo a determinare i fatti. Enea arriverà nell’ignoto Latium con pochi profughi e fonderà un piccolo villaggio. È incredibile pensare come da quel villaggio (secondo la tradizione romana) si sviluppi in seguito la grande potenza romana. Divertente il fatto, descrittoci dal professore, secondo il quale nel IV sec. a.C. si poteva partire dal Nord della Scozia e arrivare fino all’Egitto, o al fiume Eufrate, restando sotto lo stesso stato, le stesse leggi, lo stesso dominio. Roma è una città che include e non domina sui conquistati. Ne è testimonianza, ci racconta Guidorizzi, il fatto che nel 248 d.C. l’imperatore a Roma fosse Filippo l’arabo, un soldato che proveniva da una città sull’Eufrate e che non parlava nemmeno il latino! La forza di Roma sta nella mescolanza e come disse Rutilio Namaziano “Roma fece una patria sola da genti diverse”.
Il momento della conferenza che più mi è piaciuto è stato quando Giulio Guidorizzi ha affermato che le parole del poeta Namaziano potrebbero essere il motto dell’Europa odierna. Sarebbe bellissimo a mio parere rispolverare il passato ed imparare da esso per costruire il futuro, un po’ come ha fatto Enea. Imparare da una civiltà che fin dagli albori era costituita da contadini con una semplice e pragmatica religione, che non ideò miti e legende, se non quelli legati alla nascita della città e che non credeva in eroi immaginari come Ulisse e Achille, ma in personaggi veramente esistiti come Scipione e Cincinnato. Una civiltà i cui esponenti dell’aristocrazia non elogiavano i condottieri delle spedizioni, ma il popolo che ubbidiva alle leggi e seguiva il mos maiorum. Un popolo in cui i vecchi erano fondamentali (si pensi alla radice di SENATO, senex=vecchio, assemblea degli anziani), poiché erano i detentori delle tradizioni. A Roma in conclusione due cose erano realmente importanti: la trasmissione e l’inclusione, e il percorso attraverso il quale il professore ci ha condotto per scoprire tutto ciò è stato meraviglioso e molto interessante.
Gens una sumus, dice Enea nell’Eneide dopo lo scontro con i Latini. Gens una sumus, pensa Romolo quando accoglie gli stranieri, i Sabini all’interno della città di Roma. Perché prima di tutto per i Romani viene la patria. E se un certo Enea abbandonata la regina Cartaginese Didone (di cui fra l’altro e totalmente innamorato) lo fa per la patria, per la felicità di un popolo, che non ha abbandonato a Troia e non abbandonerà a Cartagine. La sua non è una scelta avida ma “romana”. Porterà con sé per sempre la ferita di un grande amore perso, ma condurrà verso un nuovo inizio i profughi di una città in fiamme. Enea si comporta da eroe e quale miglior eroe potevano scegliere i Romani come antenato? Un modello che guida alla trasmissione delle memorie a all’inclusione dei popoli. I Romani scelsero Enea, conclude Guidorizzi, e noi dobbiamo accettare questa decisione e difenderla poiché le origini di Roma sono le nostre origini.
La conferenza è stata veramente sorprendente. Seppur avevo l’impressione iniziale di annoiarmi, si è rivelata interessante e ha toccato tematiche e punti di riflessione profondi. Il professore si è semplicemente limitato a raccontarci Roma e questo è bastato. La semplice voce del signor Guidorizzi ha concesso che il mondo romano ci fosse un po’ più vicino. Si è espresso in modo semplice e riflettendo sulle diverse tematiche che ha presentato ho percepito il suo entusiasmo nel condividere, nonostante il collegamento a distanza, tutto ciò con un pubblico. Con un tono elegante, gentile e affettuoso, ci ha regalato un piccolo momento per viaggiare attraverso le acque del Mediterraneo e dimenticarci la situazione attuale, sicuramente poco piacevole. Per questo lo ringrazio. Con la sua semplicità ci ha rammentato concetti importanti ma che non vanno dimenticati, specialmente ora. Non bisogna abbandonare gli anziani diceva Enea! Non bisogna abbandonare gli anziani ci rammenta oggi Giulio Guidorizzi! Sono importanti, cerchiamo di proteggerli nel nostro piccolo!

#2 di Sofia Rocchi, 3^ h
Giulio Guidorizzi durante la sua conferenza, ha presentato il suo ultimo libro nel quale riscrive l’opera di Virgilio, l’Eneide, in modo più contemporaneo ma sempre incentrandosi sul personaggio di Enea. Egli viene presentato a partire dall’episodio dell’espugnazione di Troia, dove, proprio quando sembra essere in preda al suo destino, prova paura della morte e decide di fuggire. Questa umanità di Enea che traspare circoscritta nei suoi limiti, come appunto la paura della morte, secondo Guidorizzi rivoluziona l’idea di eroe di quell’epoca: l’eroe greco era infatti colui che non temeva la morte, ma al contrario, era pronto a sacrificarsi in battaglia e a dare la propria vita per essere ricordato nei secoli, per ottenere la gloria. Enea era un eroe nuovo: decise infatti di salvare sé stesso e la sua famiglia, fuggendo con il padre Anchise, la moglie e il figlio, lottando per il bene e la salvezza collettiva, a differenza dell’eroe greco che pensava alla gloria solo per sé stesso. In seguito alla perdita della moglie, al protagonista non resta che conservare con ancora più tenacia i restanti familiari, che, con lui compreso, costituivano 3 generazioni.
Metaforicamente, Anchise rappresentava il passato e il figlio del protagonista il futuro, quindi Enea si impose di condurli salvi ad una nuova patria poiché aveva la consapevolezza che senza le fondamenta di ciò che è stato, non può accadere ciò che sarà. Anchise, come afferma Guidorizzi, si sentiva quasi un peso nei confronti del figlio e della famiglia, addirittura si sentiva inutile in quel viaggio apparentemente senza meta. Quello che Enea cerca invece di dimostrare è che non è affatto così: suo padre, come ogni anziano, è un importante fonte di saggezza, dotato un’assennatezza segnata dalle esperienze della vita, che non ha eguali tra gli uomini e che fonda il bagaglio culturale ed etnico di un’intera società. Per esprimere questo concetto più concretamente, l’autore racconta di quando Enea si carica il padre sulle spalle, come se portasse effettivamente tutte le memorie della sua città. La saggezza di Anchise ha un ruolo simbolico all’interno dei valori del mos maiorum, rappresentando il grande valore delle usanze di Roma e un connubio inscindibile tra passato e futuro. Ne è un esempio la stessa etimologia della parola senatus, cioè senatore, che racchiude in sé il senso del potere e della profonda sapienza delle usanze custodite dagli anziani.
La fuga si trasformò in un vero e proprio viaggio nel quale Enea si mosse gradualmente alla ricerca di una nuova patria, guidato dalla volontà degli dei e del fato. Guidorizzi attua un confronto interessante tra il suo viaggio e quello di Ulisse: mentre quello di quest’ultimo è una traversata senza meta, verso l’ignoto, che egli intraprende da solo, lontano dalle persone che ama, Enea invece sbarca in compagnia dei suoi cari, non ha più, a differenza di Odisseo, una patria a cui pensare o della quale sentire nostalgia, per questo egli rappresenta il primo prototipo di migrante e, in seguito, di fondatore. Egli giunse infatti nel Lazio e, sempre guidato dal fato inviolabile, affrontò il destino che era stato scritto per lui: quello di fondare un unico popolo formato da genti diverse, quindi promuovendo ed edificando una società multiculturale e multietnica.
Guidorizzi ci offre anche un’altra parentesi su questo personaggio: la rinuncia all’avere una storia d’amore. La donna in questione è la regina di Cartagine Didone. La loro tragica e tormentata storia d’amore non si realizzò poiché l’eroe decise di rimanere a fianco della sua famiglia e di portare a compimento il progetto della fondazione di una nuova città: il Fato, anche di fronte all’amore, resta inviolabile. Fu anche e soprattutto in seguito a questo che i Romani lo scelsero come fondatore di Roma: Enea, rinunciato all’amore per Didone, ha messo al primo posto la fondazione della città, ha posto le sue radici per sé e per il suo popolo e per questo, egli realizza quello che Virgilio chiama gens una sumus, riunendo genti diverse in un’unica stirpe.
Pertanto, ho apprezzato la conferenza perché ho trovato molto interessante il fatto che Enea abbia rappresentato il concetto primitivo di inclusione etnico-culturale andando fuori dagli schemi e oltre la concezione greca di eroismo: egli è infatti una guida verso la nuova fondazione di Roma, tuttavia non si serve di questo ruolo per puntare all’accrescimento del suo potere o per un semplice egocentrismo, ma al contrario, rinunciando alla sua felicità e realizzazione personale, incarna perfettamente l’ideale di eroe collettivo che ha a cuore l’espansione del suo popolo al di là dei confini etnici e geografici.

#3 di Lila Sensi, 3^ h
Giuliano Guidorizzi ha recentemente tenuto una conferenza online, che si è basata sul ultimo libro Enea lo straniero, durante la quale ci ha presentato il personaggio di Enea, affrontando così diverse tematiche. Enea nel momento in cui la sua città, Troia, è espugnata dagli Achei, fugge verso un destino che lo porterà a fondare una nuova realtà, ma non da solo. Questo nuovo aspetto della sua personalità si distingue da quello caratteristico degli eroi greci che avevano come valore fondamentale la gloria, per la quale si sarebbero sacrificati nel combattimento.
Guidorizzi fa un parallelo tra Ulisse e Enea. Ho trovato questa riflessione molto interessante e alla luce di questa ho potuto soffermarmi a riflettere sulle diverse ideologie dei due personaggi. Ulisse, vincitore, vuole tornare in patria. Il suo obiettivo è quello di far ritorno dalla sua famiglia, che si realizza attraverso un viaggio famoso, epico ed appassionante. A differenza del protagonista dell’Odissea, l’altro eroe, Enea, compie il suo viaggio non solitario ma con la solidarietà di altri compagni e soprattutto in compagnia del padre Anchise e del figlio, ovvero con i simboli delle sue radici e del suo futuro. Un’ulteriore sostanziale differenza è la mancanza di una patria alla quale far ritorno. È evidente, che ciò che spinge i due eroi nel loro viaggio ha un elemento fondante differente.
Con queste premesse il professor Giuliano Guidorizzi delinea Enea come il prototipo del profugo, individuando le profonde motivazioni che sono alla base del viaggio disperato dei profughi a noi contemporanei. Il relatore ci fa riflettere sulla significativa novità del viaggio intrapreso da Enea: egli parte portando con sé suo padre e suo figlio. Queste due figure sono fondamentali per la fondazione di una nuova società. Il primo costituisce la memoria della famiglia, la saggezza, il secondo rappresenta il futuro legato in maniera imprescindibile a radici ben consolidate. Ho trovato affascinante la rappresentazione della figura dell’anziano padre, il quale inizialmente non voleva seguire il figlio, sentendosi fortemente legato al simbolo della sua patria. Enea, con un gesto emblematico lo prende sulle sue spalle, portando, in questo modo, con sé la memoria di ciò che sono stati. “Senza la memoria di ciò che è stato non ci potrà essere un futuro, da questo dipende l’identità del gruppo.” Da questo si denota l’importanza degli anziani, infatti la vita di un essere umano o di una società dipende dalle memorie individuali e collettive. Sono indispensabili al fine di mantenere vivi i ricordi e le memorie che appartengono sia alla famiglia che la società. Sono appunto gli anziani un pilastro fondamentale della società.
Un ulteriore importante tema evidenziato dal relatore è il passaggio dall’individualismo dell’eroe, denotato dalla gloria e dall’onore, all’eroe collettivo che si fa carico del prossimo. Questa tematica è ben rappresentata dall’impegno di Enea teso a coinvolgere nel viaggio i pochi sopravvissuti per condurli in un nuovo territorio, il Lazio, che sarà il luogo della loro nuova patria. Questo passaggio ci introduce due tematiche legate tra loro: la mescolanza e l’intrusione. Secondo la leggenda la fondazione di Roma e la sua affermazione come potenza di un grande Impero si basa proprio su questi due valori, come affermato dal professor Giuliano Guidorizzi. Fin dall’arrivo di Enea in un territorio già occupato da gente semplice priva di ideologie e di miti, contadini sperduti e poveri, si delinea un percorso finalizzato alla costituzione di una società che considera l’inclusione la sua forza motrice. Ogni spunto sottolineato dal relatore su tutta la storia di Roma dalle origini fino al suo massimo splendore ci conferma questa visione evidenziata in precedenza. Anche il popolo romano sottolinea la valenza di quanto detto, scegliendo come suo fondatore Enea “il profugo”.
Mi ha molto colpito una citazione riferita dal professore Giuliano Guidarizzi che recita:” Tu hai fatto una patria sola da genti diverse”. Questa citazione rafforza la tematica della differente fondazione della patria greca (legata alla grandezza e lo splendore del mito eroico) e della patria latina legata alla mescolanza di diversi popoli che giunge alla sua definizione attraverso un lento percorso di maturazione. Soffermarmi in queste tematiche esposte in maniera piacevole e interessante dal relatore è stato molto costruttivo. Mi ha dato modo di riflettere su conoscenze già acquisite attraverso una lettura degli eventi di ampio respiro.